Impressioni da un paese in cui tradizione ed evoluzione viaggiano a braccetto
Di ritorno da un viaggio accompagnato, per conto di Insite Tours, in quell’isola smeraldo, che in questa torrida e pazza estate è un po’ meno verde del solito a causa della siccità, mi son messo a sistemare foto. E non c’è una città in cui io non abbia fotografato qualcuno che suona. Dai musicisti nelle strade di Dublino, al Festival delle Arti di Galway, dall’incredibile spettacolo dei Celtic Steps a Killarney al suonatore solitario di Waterford..ovunque. Musica irlandese, rock, rockfolk, cover di band da mezzo mondo.
Nulla che non si possa immaginare nel paese dei reels e delle ballate, di Dolores O’Riordan e degli U2, delle cornamuse e degli organetti diatonici, di Temple Bar e di quel Glen Hansard che, ironia del destino, ci ha lasciati proprio nei giorni in cui visitavamo la sua terra.
Il passato ed il presente vanno a braccetto, con il secondo che si costruisce su un’identità ben chiara e presente, ma che non impedisce di guardare avanti più che indietro. E così, se nella calca di Galway si danza all’antica sulle note di una ghironda (con il cuore occitano che batte nel petto ad emozionarsi), a Killarney uno spettacolo di danze rivisitato in chiave moderna incanta il pubblico di mezzo mondo. A Dublino invece, la storia di Molly Malone è suonata, proprio davanti alla statua della leggendaria pescivendola irlandese, da un ragazzo argentino trapiantato in Irlanda.
Dublino, la città dei letterati per eccellenza, la città della Guinness, di Croke Park e dei giochi gaelici, è senza dubbio una città che suona. Ma è tutto ciò che sta fuori dalla capitale a sorprendere.
E ciò che mi colpisce ancora di più di questo paese, è la sua capacità di fare i conti con il suo passato, qualsiasi sia l’ambito, e ribaltarlo nella costruzione del presente. Proprio come partendo dalla tradizione musicale il popolo irlandese ha creato una nuova musica, lo stesso popolo sembra costruire il proprio futuro partendo dalla propria storia.
L’invasione inglese, i troubles, l’ira, la divisione tra cattolici e protestanti..sono presenti (soprattutto a nord, zona in cui stavolta non siamo stati), ma non impediscono agli irlandesi di porsi il tema del loro essere popolo. E di utilizzare Ireland’s Call come inno in diversi sport. L’inno repubblicano non è ritenuto idoneo e rispettoso degli atleti provenienti dall’Ulster, per cui il rugby, il cricket, l’hockey ed altri utilizzano questa canzone, più appropriata per parlare al popolo irlandese nel suo complesso.
Allo stesso modo il gaelico, lingua irlandese, campeggia ovunque sui cartelli stradali, nei manifesti, nei testi di pannelli turistici ed informativi: come tutte le lingue a scarsa diffusione soffre, soprattutto in un paese di forte immigrazione dall’estero. Ma rispetto a 10 anni fa ad occhio e croce il suo utilizzo scritto è aumentato, almeno per quanto riguarda pannelli e documenti “ufficiali”. Ciò non impedisce di incontrare, ovunque, persone provenienti da ogni angolo del mondo, perfettamente integrate. E magari vederle impegnate in uno degli sport dei giochi gaelici. Il simbolo dell’essere irlandese, vietati per tantissimo tempo dagli inglesi, oggi vedono protagonisti anche i nuovi irlandesi.
Se cercate una meta in cui vivere sospesi tra passato e presente, magari facendovi accompagnare dall’energia rockettara nelle vostre serate o da una ballata struggente in riva all’oceano..Ve la consiglio alla grande! Ma attenzione…potrebbe creare dipendenza!








